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Certificato di malattia per il lavoro: come funziona e cosa fare durante l’assenza

Il certificato telematico all’INPS, il numero di protocollo da dare al datore di lavoro, le fasce di reperibilità per la visita fiscale e che cosa succede se non ti trovano in casa.

A cura della redazione di Doctor1 · aggiornato il 22 ottobre 2026

Quando sei malato e non puoi andare al lavoro, l’assenza va giustificata con un certificato. Da anni non è più un foglio da spedire: il medico lo manda all’INPS per via telematica, e il tuo datore di lavoro lo vede da lì. Restano però alcune cose che toccano a te, e se le trascuri puoi perdere una parte dell’indennità. Questa guida le mette in fila, dal giorno in cui ti ammali al giorno in cui rientri.

Che cos’è il certificato telematico

Il certificato di malattia attesta che, per un certo periodo, non sei in grado di svolgere il tuo lavoro. Il medico lo compila al computer e lo trasmette all’INPS: subito, se ti visita in ambulatorio, oppure entro il giorno successivo se la visita è a domicilio.

Esistono due versioni dello stesso documento:

  • il certificato, che contiene anche la diagnosi e lo vede l’INPS;
  • l’attestato, che è lo stesso documento senza diagnosi: è quello che può consultare il datore di lavoro. Il tuo capo, quindi, sa che sei in malattia e fino a quando, ma non perché.

Il certificato su carta è ammesso solo quando la trasmissione telematica non è possibile, per esempio se l’ospedale non riesce a inviarlo. In quel caso devi consegnarlo tu, all’INPS e al datore di lavoro, entro i tempi previsti (per i dipendenti privati con indennità INPS, entro due giorni).

Chi lo rilascia, e in quali giorni

  • Di solito il tuo medico di famiglia.
  • Nei giorni festivi e prefestivi il medico di continuità assistenziale (l’ex guardia medica), sia per una malattia che comincia nel fine settimana sia per prolungarne una certificata fino al venerdì.
  • Un medico libero professionista, nei casi previsti dalla legge o dal tuo contratto: anche lui ha le credenziali per inviarlo all’INPS.
  • L’ospedale o il pronto soccorso, per il periodo di ricovero e per l’eventuale prognosi dopo le dimissioni.

Un punto che sorprende molti: il certificato vale dal giorno in cui viene rilasciato. Il medico non può giustificare giorni di assenza che vengono prima della visita. L’unica eccezione riguarda il giorno precedente, e solo se ricorrono tre condizioni insieme: la visita è a domicilio, il medico lo scrive espressamente nel certificato e quel giorno era feriale. Se ti senti male, quindi, contatta il medico il primo giorno, non il terzo.

Il numero di protocollo e il datore di lavoro

Ogni certificato ha un numero di protocollo (chiamato PUC). Fattelo dare: puoi chiedere al medico una copia stampata o via email. Con il tuo codice fiscale e il protocollo puoi controllare sul sito dell’INPS che il certificato sia arrivato davvero, anche senza entrare nell’area riservata.

Con il certificato telematico non devi più spedire l’attestato al datore di lavoro, perché lui lo legge sul sito dell’INPS. Ma questo non ti esonera dall’avvisarlo dell’assenza: come e quando lo dice il tuo contratto di lavoro. Spesso le aziende chiedono anche di comunicare il numero di protocollo, così trovano subito il documento giusto.

Controlla l’indirizzo di reperibilità

Nel certificato c’è l’indirizzo dove starai durante la malattia. È un dato di cui rispondi tu, e un errore può farti perdere l’indennità. Verifica che ci siano:

  • via o piazza con il numero civico, ed eventuale frazione, località o contrada;
  • la palazzina, la scala o l’interno, se servono per trovarti;
  • il tuo nome sul campanello: se sei ospite da qualcuno, il medico di controllo deve poterti trovare.

Se durante la malattia ti sposti in un altro indirizzo, devi avvisare prima il datore di lavoro e comunicarlo all’INPS con il servizio online dedicato alle visite mediche di controllo. Non serve per uscire qualche ora per un esame o una terapia, e non va usato in caso di ricovero.

La visita fiscale e le fasce di reperibilità

Mentre sei in malattia può arrivare a casa un medico di controllo, la cosiddetta visita fiscale. La può disporre l’INPS di sua iniziativa oppure su richiesta del datore di lavoro. Nella pubblica amministrazione il datore di lavoro è tenuto a chiederla quando l’assenza cade nei giorni subito prima o subito dopo quelli non lavorativi, e il controllo può ripetersi più volte nello stesso periodo.

Per questo devi essere in casa in precise fasce orarie, ogni giorno indicato nel certificato, compresi sabato, domenica e festivi:

ChiMattinaPomeriggio
Dipendenti del settore privatodalle 10 alle 12dalle 17 alle 19
Dipendenti pubblicidalle 10 alle 12dalle 17 alle 19

Fino al 2023 i dipendenti pubblici avevano fasce più lunghe (dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18). Nel novembre 2023 il TAR del Lazio ha annullato quella parte del decreto che le fissava, e da dicembre 2023 l’INPS applica anche a loro gli stessi orari dei privati, in attesa di nuove disposizioni. Se lavori nel pubblico, controlla sul sito dell’INPS che nel frattempo non siano cambiate.

Esistono casi in cui non sei tenuto a rispettare le fasce, che il medico segnala nel certificato: per esempio una patologia grave che richiede terapie salvavita, oppure uno stato collegato a un’invalidità riconosciuta almeno del 67%. Anche in questi casi, però, una visita di controllo può essere fissata su appuntamento.

Se il medico di controllo non ti trova

Se non sei in casa durante la visita, il medico lascia un avviso che ti invita a presentarti in un giorno preciso negli ambulatori dell’INPS. Se quel giorno sei già tornato al lavoro non devi andarci, ma devi comunque avvisare la sede INPS. In ogni caso devi presentare un giustificativo dell’assenza.

Puoi uscire durante le fasce solo per motivi giustificati, come:

  • una visita medica urgente o un accertamento che non si poteva fare in un altro orario;
  • gravi motivi personali o familiari, da dimostrare;
  • cause di forza maggiore.

Conserva sempre la prova: l’attestato di presenza dell’ambulatorio, la ricevuta, un documento. Se l’assenza non è giustificata, per i dipendenti privati con indennità INPS le conseguenze crescono di volta in volta:

Assenza ingiustificataChe cosa si perde
la primal’indennità fino a un massimo di 10 giorni di calendario
la secondail 50% dell’indennità per il resto della malattia
la terzatutta l’indennità da quel momento

A questo si possono aggiungere i provvedimenti disciplinari del datore di lavoro. Per i dipendenti pubblici le conseguenze seguono le loro regole contrattuali.

Ricovero, pronto soccorso, day hospital e cure ripetute

Se finisci in ospedale o al pronto soccorso, chiedi alla struttura la certificazione del periodo di ricovero e dell’eventuale prognosi, e verifica che sia stata trasmessa all’INPS. Ai fini dell’indennità il day hospital è trattato come un giorno di ricovero. Durante il ricovero l’indennità può essere ridotta per chi non ha familiari a carico: le regole precise sono sul sito dell’INPS.

Se devi fare terapie a cicli, per esempio sedute ripetute in ospedale, il medico può fare un’unica certificazione che indica i giorni previsti, da inviare prima di cominciare. Così i diversi giorni contano come un solo evento. A cure fatte servono le dichiarazioni della struttura con il calendario delle sedute.

Se guarisci prima, o non hai diritto all’indennità

Se vuoi tornare al lavoro prima della data scritta nel certificato, chiedi allo stesso medico di rettificare la fine della prognosi: la rettifica parte per via telematica. Nessun certificato si può correggere dopo che il periodo è finito.

Non tutti hanno l’indennità INPS. Di norma la paga il datore di lavoro in busta paga, anticipandola per conto dell’INPS, e per la generalità dei lavoratori decorre dal quarto giorno; i primi tre li copre il datore se lo prevede il contratto. Se non sei assicurato per la malattia presso l’INPS, valgono le regole del tuo contratto, e un cambio di indirizzo va comunicato solo al datore di lavoro.

E i lavoratori autonomi?

Artigiani, commercianti e la gran parte dei lavoratori autonomi non hanno l’indennità di malattia dell’INPS pensata per i dipendenti. Chi è iscritto alla Gestione Separata può invece averla, se rispetta alcuni requisiti di contributi e di reddito e per un numero limitato di giorni l’anno; per la malattia serve un evento di almeno quattro giorni. I professionisti iscritti a una cassa di previdenza propria seguono le regole della loro cassa. Se sei autonomo, la cosa più utile è chiedere al tuo ente previdenziale o al commercialista che cosa ti spetta prima di averne bisogno.

Domande frequenti

Devo mandare io il certificato al mio capo?

No, se è telematico: il datore di lavoro lo consulta sul sito dell’INPS. Devi però avvisarlo dell’assenza come prevede il contratto, e di solito è utile dargli il numero di protocollo.

Il datore di lavoro può sapere che malattia ho?

No. Vede l’attestato, che non contiene la diagnosi, solo le date.

Mi sono ammalato sabato: chi mi fa il certificato?

Nei giorni festivi e prefestivi il medico di continuità assistenziale. Per sapere come raggiungerlo nella tua zona, in molte regioni c’è il numero 116117.

Posso uscire di casa durante la malattia?

Le fasce riguardano la reperibilità per la visita di controllo: dentro quegli orari puoi uscire solo per motivi giustificati, di cui conviene tenere la prova. Nel dubbio su che cosa sia compatibile con la tua malattia, chiedi al tuo medico.

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Informazioni generali, non un consulto. Questa guida spiega come funzionano le cose in Italia e non sostituisce il parere del tuo medico, del farmacista o del commercialista. Le regole cambiano: per il tuo caso fai fede alle fonti ufficiali che trovi in fondo. Per un’emergenza chiama il 112.

Fonti ufficiali