Diritti e dati

Il consenso informato: che cosa devono spiegarti prima di una cura

Che cosa prevede la legge 219/2017, quali informazioni devi ricevere, come si dà e si ritira il consenso, chi decide per i minori e per chi non può farlo da solo, e che cosa succede in emergenza.

A cura della redazione di Doctor1 · aggiornato il 22 ottobre 2026

Prima di un esame, di un intervento o di una terapia ti viene chiesto di dare il tuo consenso. Spesso è un foglio da firmare in fretta, in sala d’attesa. Eppure dietro quella firma c’è un diritto preciso, scritto in una legge dello Stato: nessuno può curarti senza che tu abbia capito e accettato. In questa guida vediamo che cosa devono spiegarti, come puoi dire sì o no, che cosa succede se cambi idea e chi decide quando la persona da curare è un bambino o qualcuno che non può farlo da sé.

Che cosa dice la legge

Il consenso informato è regolato dalla legge 22 dicembre 2017, n. 219, entrata in vigore il 31 gennaio 2018. Il primo articolo fissa il principio: nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato della persona interessata, salvo i casi espressamente previsti dalla legge. La norma richiama i diritti alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione garantiti dalla Costituzione.

La legge parla di una relazione di cura e di fiducia fra te e chi ti cura: da una parte la tua autonomia nel decidere, dall’altra la competenza e la responsabilità del medico e degli altri professionisti dell’équipe. Se lo desideri, puoi coinvolgere nella relazione i tuoi familiari, il partner dell’unione civile, la persona con cui convivi o una persona di tua fiducia. È una tua scelta, non un obbligo.

Che cosa devono spiegarti

Hai diritto di conoscere le tue condizioni di salute e di essere informato in modo completo, aggiornato e comprensibile. La legge elenca che cosa deve comprendere l’informazione:

  • la diagnosi, cioè che cosa hai;
  • la prognosi, cioè come può evolvere la situazione;
  • i benefici e i rischi degli esami e dei trattamenti proposti;
  • le possibili alternative;
  • le conseguenze se rifiuti l’esame o la cura, o se rinunci dopo averla iniziata.

«Comprensibile» è la parola chiave: un modulo pieno di termini tecnici che non hai capito non basta. Puoi fare domande, chiedere di ripetere con parole più semplici, chiedere tempo per pensarci. La legge lo dice in modo esplicito: il tempo della comunicazione fra medico e paziente è tempo di cura.

Puoi anche fare la scelta opposta: rinunciare a ricevere le informazioni, oppure indicare un familiare o una persona di fiducia che le riceva e decida al posto tuo. Anche questa scelta, come il rifiuto, viene annotata nella cartella clinica e nel Fascicolo Sanitario Elettronico.

Come si dà il consenso

Il consenso si raccoglie nel modo più adatto alle condizioni della persona e va documentato per iscritto oppure con una videoregistrazione. Chi ha una disabilità può esprimerlo con i dispositivi che gli permettono di comunicare. In qualunque forma sia dato, il consenso viene inserito nella cartella clinica e nel Fascicolo Sanitario Elettronico.

Per alcuni atti specifici esistono regole speciali, che la legge 219 lascia in vigore: in quei casi il modulo e la procedura possono essere diversi. Qualche consiglio pratico, valido sempre:

  • leggi il modulo prima di firmarlo, anche se ti sembra lungo, e segna le parti che non ti sono chiare;
  • chiedi che cosa succede se scegli l’alternativa, o se non fai niente;
  • chiedi una copia di ciò che hai firmato: è un documento che ti riguarda;
  • se vuoi, porta con te una persona di fiducia: due orecchie ascoltano meglio di una.

Puoi dire no, e puoi cambiare idea

Se sei maggiorenne e capace di decidere puoi rifiutare in tutto o in parte qualunque esame o trattamento. Puoi anche revocare in qualsiasi momento il consenso già dato, perfino quando la revoca comporta l’interruzione della cura. La legge precisa che anche la nutrizione e l’idratazione artificiali sono trattamenti sanitari, e quindi rientrano in questa regola.

Se rifiuti un trattamento necessario a restare in vita, il medico deve spiegarti le conseguenze e le alternative, e se tu lo vuoi spiegarle anche ai tuoi familiari; deve inoltre offrirti sostegno, anche psicologico. La tua decisione va rispettata, e il medico che la rispetta non ne risponde né civilmente né penalmente. Il rifiuto di una cura non ti toglie il diritto alla terapia del dolore e alle cure palliative, che la legge garantisce comunque.

C’è però un limite nell’altra direzione: non puoi pretendere trattamenti contrari alla legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali. Il consenso è il diritto di scegliere fra ciò che ti viene proposto in modo corretto, non di ottenere qualunque cosa.

Il consenso per un figlio minorenne

Per un minore il consenso è dato o rifiutato da chi esercita la responsabilità genitoriale, di solito i genitori, oppure dal tutore. Non decidono però in modo astratto: la legge chiede di tenere conto della volontà del ragazzo o della ragazza, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, con lo scopo di proteggerne la salute e la vita. Il minore ha diritto a ricevere informazioni adatte alla sua capacità di capire, perché possa dire la sua.

Chi firma, se i genitori sono due? La responsabilità genitoriale spetta a entrambi i genitori, e continua a spettare a entrambi anche dopo una separazione. Il codice civile stabilisce che le decisioni di maggiore interesse per il figlio, fra cui quelle sulla salute, si prendono di comune accordo; se l’accordo non c’è, decide il giudice. Le scelte di ordinaria amministrazione possono essere prese separatamente quando il giudice lo stabilisce. Se un genitore ha l’affidamento esclusivo, o l’altro non esercita la responsabilità, la situazione cambia, ed è bene dirlo subito a chi cura il bambino.

In pratica: quando la cura proposta per un figlio è importante, conviene che i genitori ne parlino prima e che, se la struttura lo chiede, firmino tutti e due. Il genitore che accompagna il bambino non può decidere da solo una scelta di maggiore interesse se l’altro genitore esercita la responsabilità.

Le persone che non possono decidere da sole

La legge distingue diverse situazioni, e per ciascuna dice chi esprime il consenso:

SituazioneChi decide
Persona interdettaIl tutore, dopo aver sentito la persona quando è possibile
Persona inabilitataLa persona stessa
Persona con amministratore di sostegno con compiti sanitariL’amministratore insieme alla persona, oppure solo l’amministratore, secondo quanto prevede la nomina

In ogni caso va considerata la volontà dell’interessato, in base alla sua capacità di capire. Se il rappresentante rifiuta una cura che il medico ritiene appropriata e necessaria, e non ci sono disposizioni anticipate di trattamento che chiariscano la volontà della persona, la decisione passa al giudice tutelare. Possono rivolgersi a lui, fra gli altri, il rappresentante legale, i familiari indicati dal codice civile, il medico e il rappresentante legale della struttura sanitaria.

Scegliere oggi per domani

La stessa legge offre due strumenti per far valere la tua volontà anche quando non potrai più esprimerla. Il primo sono le disposizioni anticipate di trattamento, il cosiddetto testamento biologico, che può fare ogni maggiorenne capace e che ti spieghiamo nella guida dedicata. Lì puoi anche nominare un fiduciario, cioè la persona che parlerà con i medici al posto tuo.

Il secondo è la pianificazione condivisa delle cure: quando una persona ha una malattia cronica e invalidante, o una malattia che evolve senza possibilità di arresto, può concordare con il medico le scelte per il futuro, man mano che la malattia procede. La pianificazione si scrive, si può aggiornare e, quando la persona non è più in grado di decidere, il medico e l’équipe sono tenuti a rispettarla.

In emergenza

Nelle situazioni di emergenza o di urgenza il medico e l’équipe assicurano le cure necessarie. La tua volontà va rispettata quando le tue condizioni e le circostanze permettono di conoscerla. È uno dei motivi per cui conviene che le tue scelte importanti siano scritte e reperibili, e che le persone vicine a te le conoscano.

Domande frequenti

Firmare il modulo vuol dire che non posso più tirarmi indietro?

No. Puoi revocare il consenso in qualsiasi momento, anche a cura iniziata. Chiedi però al medico che cosa comporta fermarsi in quel momento.

Basta un consenso a voce?

La legge chiede che il consenso sia raccolto nel modo più adatto alle tue condizioni e che sia documentato, per iscritto o con una videoregistrazione, nella cartella clinica. Qualunque sia la forma, resta un tuo diritto capire prima che cosa ti viene fatto.

Posso chiedere che le informazioni le riceva un mio familiare?

Sì. Puoi indicare una persona che riceva le informazioni e decida per te, oppure rinunciare a riceverle. La scelta viene annotata in cartella.

Mio figlio ha 15 anni e non vuole fare una cura: conta la sua opinione?

Sì, la legge chiede di tenerne conto in base all’età e alla maturità. La decisione formale resta dei genitori o del tutore, ma va presa ascoltandolo, e con lo scopo di tutelarne la salute.

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Informazioni generali, non un consulto. Questa guida spiega come funzionano le cose in Italia e non sostituisce il parere del tuo medico, del farmacista o del commercialista. Le regole cambiano: per il tuo caso fai fede alle fonti ufficiali che trovi in fondo. Per un’emergenza chiama il 112.

Fonti ufficiali