Farmaci equivalenti: perché costano meno e quando paghi la differenza
Che cos’è un medicinale equivalente, chi lo autorizza, come funzionano il prezzo di riferimento e le liste di trasparenza AIFA, e quando in farmacia paghi la differenza.
A cura della redazione di Doctor1 · aggiornato il 22 ottobre 2026
In farmacia capita spesso: il medico ha scritto un nome, il farmacista ti propone una scatola diversa e ti dice che costa meno, oppure ti chiede qualche euro di differenza anche se la ricetta è del Servizio sanitario. Dietro c’è un sistema di regole preciso, che vale in tutta Italia. Conoscerlo ti aiuta a scegliere con tranquillità e a non pagare più del necessario.
Che cos’è un farmaco equivalente
Un medicinale equivalente (lo chiamavano anche «generico») è un farmaco che ha lo stesso principio attivo di un medicinale «di marca», nella stessa quantità, con la stessa forma farmaceutica, la stessa via di somministrazione e lo stesso dosaggio. Può essere messo in commercio solo quando sono scaduti il brevetto e il periodo di protezione dei dati del farmaco di riferimento, che di norma dura una decina d’anni.
Il nome «equivalente» ha sostituito «generico» con una legge del 2005: la sostanza è la stessa, cambia solo chi la produce. Un equivalente può chiamarsi con il nome del principio attivo seguito da quello dell’azienda, oppure avere un nome di fantasia come qualsiasi altro farmaco.
Chi lo autorizza e come lo riconosci
Come ogni medicinale, anche l’equivalente deve essere autorizzato prima di arrivare in farmacia: in Italia dall’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, oppure dalle altre autorità europee o dall’Agenzia europea dei medicinali. L’azienda deve presentare un fascicolo con i dati sulla qualità del prodotto, sul modo in cui viene fabbricato e controllato e sulla sua conservazione. Le officine che lo producono sono ispezionate e devono rispettare le stesse norme di buona fabbricazione dei farmaci di marca.
Per riconoscerlo basta guardare la scatola: sulla confezione esterna e sul foglio illustrativo c’è scritto «Medicinale Equivalente».
Possono cambiare alcune cose che non riguardano la sostanza che cura: il colore, la forma della compressa, la confezione e gli eccipienti, cioè gli ingredienti che servono a dare forma e stabilità al medicinale. Gli eccipienti sono sempre elencati nel foglio illustrativo: se sai di non tollerarne qualcuno, dillo al medico e al farmacista.
La bioequivalenza, spiegata senza formule
Per un farmaco nuovo l’azienda deve fare studi lunghi e costosi. Per un equivalente no: la sostanza è già conosciuta da anni. All’azienda viene chiesto invece di dimostrare la bioequivalenza, cioè che il suo prodotto, una volta assunto, mette a disposizione dell’organismo il principio attivo in modo sovrapponibile al farmaco di riferimento.
Si confronta, in sostanza, come la sostanza entra nel sangue e quanto ci resta. Le regole europee, uguali per tutte le agenzie, stabiliscono un margine statistico entro cui i due prodotti devono stare (il rapporto fra le misure deve cadere fra 0,80 e 1,25). Da qui nasce la voce, sbagliata, secondo cui un equivalente «può avere il 20% di principio attivo in meno»: non è così. L’AIFA ricorda che qualsiasi medicinale, di marca o equivalente, è autorizzato solo se il contenuto di principio attivo è compreso fra il 95% e il 105% di quanto scritto in etichetta.
Perché costa meno
Chi produce un equivalente non deve ripagare la ricerca, la scoperta della molecola e gli studi clinici: sono già stati fatti dall’azienda che ha creato il farmaco originale. Per questo l’equivalente costa almeno il 20% in meno del medicinale di riferimento, e l’AIFA segnala che la riduzione può arrivare fino al 75%. Il risparmio non viene da una qualità più bassa, ma dai costi che non ci sono.
Il vantaggio è doppio: tu spendi meno quando paghi di tasca tua, e il Servizio sanitario risparmia risorse che può usare per farmaci nuovi e molto costosi.
Il prezzo di riferimento e le liste di trasparenza
Ogni mese l’AIFA pubblica le liste di trasparenza: elenchi che raggruppano i farmaci equivalenti fra loro, cioè con lo stesso principio attivo, la stessa forma, lo stesso dosaggio e lo stesso numero di unità nella confezione. Per ogni gruppo viene fissato un prezzo di riferimento.
Quel prezzo è anche il massimo che il Servizio sanitario rimborsa per quel gruppo di farmaci. La regola nasce dall’articolo 7 del decreto-legge 347 del 2001: i medicinali senza brevetto e con uguale composizione sono rimborsati fino al prezzo più basso disponibile nella regione. Le liste nazionali servono da riferimento; poi le regioni possono tenere proprie liste, perché quali farmaci si trovano davvero nel circuito di distribuzione può cambiare da una regione all’altra.
Quando paghi la differenza
Se ritiri un farmaco di fascia A con la ricetta del Servizio sanitario e scegli una confezione che costa più del prezzo di riferimento, la differenza la paghi tu. Vale per tutti, anche per chi è esente dal ticket: la legge prevede un’eccezione solo per i titolari di pensioni di guerra vitalizie. Questa differenza è una cosa diversa dal ticket regionale, che alcune regioni applicano per ricetta o per confezione.
| Che cosa c’è sulla ricetta | Che cosa succede in farmacia |
|---|---|
| Solo il principio attivo | Il farmacista ti informa e ti dà il farmaco con il prezzo più basso. Se a quel prezzo ce ne sono più d’uno, tiene conto della tua preferenza. |
| Principio attivo e un nome commerciale, senza «non sostituibile» | Se esiste un equivalente che costa meno, il farmacista è tenuto a proportelo. Puoi chiedere comunque quello scritto, pagando la differenza. |
| Un nome commerciale con la clausola di non sostituibilità | Il farmacista ti dà quel farmaco. Se costa più del prezzo di riferimento, la differenza resta comunque a tuo carico. |
La clausola di non sostituibilità
Quando un medico comincia una cura per una malattia cronica, o tratta un nuovo episodio di una malattia non cronica, e in commercio ci sono più equivalenti, deve scrivere sulla ricetta il nome del principio attivo. Può aggiungere anche il nome di un prodotto preciso. Se continua una terapia già in corso, può indicare direttamente un medicinale specifico.
Il medico può rendere la sua scelta vincolante scrivendo che il farmaco «non è sostituibile». Nei casi di prima prescrizione questa clausola deve essere accompagnata da una breve motivazione, per esempio un’intolleranza accertata a un eccipiente presente negli altri prodotti. Senza motivazione, o con una motivazione non adatta, la ricetta non è conforme alla legge. Attenzione a un punto che sorprende molti: anche con la clausola, se il farmaco indicato costa più del prezzo di riferimento, la differenza la paghi tu. La clausola decide quale scatola ricevi, non chi la paga.
Come chiedere in farmacia
- Chiedi se esiste un equivalente a prezzo più basso: il farmacista è tenuto a dirtelo.
- Chiedi quanto paghi e perché: se c’è una cifra da versare, fatti dire quanto è ticket regionale e quanto è differenza di prezzo.
- Se preferisci il farmaco di marca, puoi averlo: è una tua scelta, e paghi la differenza.
- Se vedi una scatola di colore o forma diversa dal solito, chiedi conferma che il principio attivo e il dosaggio siano gli stessi: è una domanda normale.
- Per i farmaci che paghi per intero (fascia C), chiedere un equivalente può farti risparmiare parecchio.
Il passaggio da un prodotto a un altro durante una cura è una scelta da fare insieme al medico, che conosce la tua situazione.
Equivalenti e biosimilari non sono la stessa cosa
Per i medicinali biologici esistono i biosimilari. L’AIFA li considera intercambiabili con i farmaci di riferimento, ma a differenza degli equivalenti non è prevista la sostituzione automatica in farmacia: un eventuale cambio va concordato con il medico che ha prescritto la cura.
Domande frequenti
Sono esente dal ticket: devo pagare la differenza?
Sì. L’esenzione riguarda il ticket, non la differenza fra il prezzo del farmaco che scegli e il prezzo di riferimento. Se scegli un prodotto che costa quanto il prezzo di riferimento, non paghi differenza.
Tutti gli equivalenti sono gratuiti con la ricetta del Servizio sanitario?
No. Anche gli equivalenti hanno le loro classi: alcuni sono rimborsati, altri sono a pagamento. Esistono anche equivalenti senza obbligo di ricetta.
Dove trovo il prezzo di riferimento?
Nelle liste di trasparenza che l’AIFA pubblica ogni mese sul proprio sito. Più semplicemente, puoi chiederlo al farmacista.
La spesa per la differenza si può detrarre?
La spesa per i farmaci, compresi ticket e differenze, segue le regole della detrazione delle spese sanitarie: serve lo scontrino «parlante» con il tuo codice fiscale. Trovi i dettagli nella guida sulla detrazione.