La fattura del medico: che cosa deve contenere e come pagarla per non perdere la detrazione
Dati obbligatori, esenzione IVA, marca da bollo, pagamento tracciabile e codice fiscale: che cosa controllare sulla fattura di una visita privata prima di uscire dallo studio.
A cura della redazione di Doctor1 · aggiornato il 22 ottobre 2026
Dopo una visita privata ti consegnano un foglio che sembra una formalità. In realtà è il documento che ti permette di recuperare una parte della spesa con la dichiarazione dei redditi, e che dimostra che cosa hai pagato e a chi. Bastano due minuti per controllarlo prima di uscire dallo studio: ecco che cosa guardare.
Quando ti spetta la fattura
Ogni prestazione sanitaria che paghi a un professionista o a una struttura privata va documentata con una fattura. Per i servizi la legge considera l’operazione fatta nel momento in cui paghi: per questo la fattura arriva di solito insieme al pagamento, o subito dopo. Se paghi un acconto, la fattura riguarda l’acconto; il saldo avrà la sua.
Quando invece paghi il ticket a una struttura del Servizio sanitario, ricevi la ricevuta o la fattura della struttura: anche quella vale per la detrazione, e ne parliamo più avanti.
Che cosa deve esserci scritto
La legge sull’IVA elenca i dati che una fattura deve contenere. Per una visita privata, in pratica, controlla che ci siano:
- la data e un numero progressivo;
- il nome del medico o della struttura, l’indirizzo e la partita IVA;
- il tuo nome, il tuo indirizzo e il tuo codice fiscale;
- la descrizione della prestazione (per esempio «visita specialistica»);
- l’importo;
- al posto dell’IVA, la dicitura «operazione esente», di solito con l’indicazione della norma.
La diagnosi o il motivo della visita non sono fra i dati che la legge chiede: basta che dalla descrizione si capisca che si tratta di una prestazione sanitaria. Se paghi per un familiare, per esempio un figlio, controlla di chi è il codice fiscale indicato: lo vediamo tra poco.
Perché sulla fattura non c’è l’IVA
Le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione della persona rese da chi esercita una professione sanitaria riconosciuta sono esenti da IVA. Oggi la regola sta nell’articolo 10, numero 18, del decreto IVA (DPR 633 del 1972). La disciplina dell’IVA sta per essere raccolta in un nuovo Testo unico (decreto legislativo 10 del 2026): se in fattura trovi citata quella norma al posto del vecchio decreto, è lo stesso principio.
Servono due condizioni insieme: che la prestazione abbia davvero uno scopo di diagnosi, cura o riabilitazione, e che chi la rende appartenga a una professione sanitaria riconosciuta. Per questo, se in una fattura trovi l’IVA, non è per forza un errore: per alcune attività che non rientrano in quella definizione l’Agenzia delle Entrate ha indicato che l’IVA si applica. Nel dubbio chiedi spiegazioni allo studio.
La marca da bollo da 2 euro
Proprio perché è esente da IVA, la fattura di una prestazione sanitaria paga l’imposta di bollo di 2 euro quando l’importo supera 77,47 euro. Sotto quella cifra il bollo non è dovuto.
| Importo della fattura esente da IVA | Bollo |
|---|---|
| fino a 77,47 euro | non dovuto |
| oltre 77,47 euro | 2 euro |
Il bollo lo deve chi emette la fattura, che di solito lo addebita a te. Su una fattura di carta può esserci la marca adesiva oppure la dicitura che indica il pagamento in modo virtuale. Anche i 2 euro sono detraibili, a condizione che ti siano stati addebitati e che compaiano a parte sulla fattura.
Perché la tua fattura non è «elettronica»
Da anni quasi tutte le fatture in Italia passano dal Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate. Quelle sanitarie rivolte ai pazienti no: la legge vieta di emettere fattura elettronica per le prestazioni sanitarie rese alle persone fisiche. È una scelta a tutela della riservatezza: una fattura che passa da un sistema pensato per le imprese porterebbe con sé dati sulla salute.
Il divieto, nato come misura temporanea e prorogato di anno in anno, è stato reso stabile nel 2025. La fattura che ricevi resta quindi di carta, oppure ti arriva in PDF per posta elettronica, ma resta fuori dal Sistema di Interscambio. I dati della spesa, intanto, il medico li comunica al Sistema Tessera Sanitaria, ed è così che arrivano nella tua dichiarazione precompilata.
Come pagare per non perdere la detrazione
Le spese sanitarie danno diritto a una detrazione del 19%, come spieghiamo nella guida dedicata. Dal 2020 però la detrazione spetta solo se paghi con un mezzo tracciabile:
- carta di debito, di credito o prepagata;
- bonifico bancario o postale;
- assegno bancario o circolare;
- altri sistemi che identificano chi paga, come le app di pagamento collegate a un conto.
Se paghi un medico privato in contanti, quella spesa non è detraibile. Restano possibili in contanti, senza perdere la detrazione, tre casi: l’acquisto di farmaci, quello di dispositivi medici e le prestazioni rese da strutture pubbliche o da strutture private accreditate con il Servizio sanitario.
Come dimostri di aver pagato in modo tracciabile? Nel modo più semplice: il medico lo annota sulla fattura (per esempio «pagato con carta»). Se l’annotazione manca, valgono la ricevuta del POS, la ricevuta del bonifico o l’estratto conto. Conviene quindi pinzare lo scontrino della carta alla fattura appena esci.
Ticket e strutture del Servizio sanitario
Per il ticket pagato all’ospedale, al poliambulatorio della ASL o a una struttura accreditata conservi la ricevuta o la fattura che ti rilasciano. Qui i contanti sono ammessi. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’eccezione vale per tutte le prestazioni rese da queste strutture, anche quelle a pagamento in regime privato, perché conta chi eroga la prestazione. Se sulla ricevuta non risulta che la struttura è accreditata, lo si può verificare negli elenchi che le regioni pubblicano sui loro siti.
Se manca il codice fiscale o c’è un errore
Il codice fiscale è il dato più importante: è quello che collega la spesa a te e la fa arrivare nella precompilata. Se manca, o è sbagliato, chiedi allo studio di sistemare la fattura prima di presentare la dichiarazione, invece di correggerla a penna.
Per le spese dei familiari a carico le regole sono precise. Se la fattura è intestata a un figlio a carico, la spesa si divide tra i genitori secondo quanto ciascuno ha pagato; se l’ha sostenuta uno solo, o in percentuali diverse dalla metà, basta annotarlo sulla fattura stessa. Una spesa per un familiare che nell’anno ha superato il limite di reddito per essere a carico, invece, non è detraibile da nessuno dei due.
Quanto tempo conservarla
Le fatture vanno tenute finché l’Agenzia delle Entrate può controllare la dichiarazione: fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui l’hai presentata. Per la dichiarazione presentata nel 2026, quindi, fino al 31 dicembre 2031.
C’è un’eccezione utile: se accetti la precompilata senza modificare le spese sanitarie che ci trovi, i documenti di quelle spese non devi conservarli. Se invece aggiungi o correggi qualcosa, conserva tutto. Un consiglio pratico: fotografa ogni fattura appena la ricevi, perché la carta termica degli scontrini sbiadisce.
Se vuoi tenere fatture e referti in un unico posto, puoi conservarli anche nell’app «La mia salute», accanto ai documenti dei tuoi studi.
Domande frequenti
Ho pagato in contanti: posso rimediare?
No. Se la prestazione era di un professionista privato e hai pagato in contanti, quella spesa non dà diritto alla detrazione. La prossima volta chiedi di pagare con carta o bonifico.
Una visita da 60 euro deve avere il bollo?
No: il bollo da 2 euro è dovuto solo sulle fatture esenti da IVA oltre 77,47 euro.
Posso chiedere che la spesa non compaia nella precompilata?
Sì, puoi opporti alla trasmissione dei dati di quella spesa al Sistema Tessera Sanitaria: lo spieghiamo nella guida sulla precompilata e l’opposizione. La spesa resta detraibile, ma dovrai inserirla tu.
La fattura in PDF ricevuta per email vale?
Sì. Conservala come qualsiasi altro documento della dichiarazione, insieme alla prova del pagamento.
Fonti ufficiali
- Normattiva — DPR 633/1972, art. 21: il contenuto della fattura
- Normattiva — DL 119/2018, art. 10-bis: niente fattura elettronica per le prestazioni sanitarie
- Agenzia delle Entrate — Circolare 24/E del 2022: oneri detraibili, bollo e pagamenti tracciabili
- Agenzia delle Entrate — Istruzioni del modello 730/2026