Visite e prenotazioni

Tempi d’attesa troppo lunghi: che cosa prevede la legge

Classi di priorità, nuovo Piano nazionale 2026-2028, liste di tutela, disdette e ticket: che cosa puoi pretendere quando il CUP non trova posto nei tempi, e a chi rivolgerti.

A cura della redazione di Doctor1 · aggiornato il 22 ottobre 2026

Chiami il CUP con la ricetta in mano e la prima data disponibile è fra sette mesi. Succede spesso, ma non è una risposta da accettare in silenzio: la legge fissa dei tempi massimi e dice che cosa deve fare l’azienda sanitaria quando non riesce a rispettarli. Ecco come funziona, con le regole in vigore nel 2026.

La classe di priorità: il tempo lo decide il medico

Sulla ricetta per una visita o un esame del Servizio sanitario il medico deve indicare tre cose: se si tratta di un primo accesso o di un controllo, il quesito diagnostico (cioè perché la prestazione serve) e la classe di priorità. È quest’ultima a stabilire entro quanto tempo la prestazione va garantita:

ClasseSignificatoTempo massimo
Uurgente72 ore
Bbreve10 giorni
Ddifferibile30 giorni per le visite, 60 per gli esami diagnostici
Pprogrammata120 giorni

La classe è una valutazione del medico, non del CUP: l’operatore non può cambiarla. Se pensi che quella scritta non sia adatta, ne parli con chi ti ha prescritto la prestazione.

Questi tempi valgono per il primo accesso. Visite di controllo ed esami successivi seguono i tempi indicati dallo specialista che ti ha preso in carico, che dovrebbe anche prescriverli e prenotarli direttamente, senza rimandarti dal medico di famiglia. Anche per i ricoveri programmati esistono classi di priorità, assegnate dallo specialista ospedaliero quando ti inserisce in lista.

Il Piano nazionale 2026-2028: che cosa è cambiato

Le regole generali stanno nel Piano nazionale di governo delle liste d’attesa. Quello nuovo, per il triennio 2026-2028, è stato adottato con un decreto del Ministro della Salute del 26 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 24 agosto 2026, e sostituisce il piano 2019-2021. Le classi di priorità restano quattro, con gli stessi tempi. Le novità principali:

  • tutte le agende devono confluire nel CUP: quelle pubbliche, quelle delle strutture private accreditate e quelle dell’intramoenia, così da vedere davvero quanti posti ci sono;
  • è vietato chiudere o rendere indisponibili le agende di prenotazione: la frase «le liste sono chiuse, richiami fra un mese» non è ammessa;
  • nasce la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, gestita dall’Agenas, che controlla i tempi in tutte le regioni;
  • arrivano le liste di tutela e un sistema di promemoria e disdetta, che vediamo qui sotto.

Ogni regione deve tradurre il piano in un proprio piano regionale entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore: per questo, in questi mesi, il modo concreto in cui le regole si applicano può cambiare da una regione all’altra.

Dove vale la garanzia

Il tempo massimo è garantito in una delle strutture della tua zona, il cosiddetto ambito di garanzia, che la regione definisce tenendo conto della distanza: per le visite più semplici dovrebbe essere vicino a casa, per gli esami più complessi può essere più ampio. Il CUP ti propone per prima cosa il primo posto libero in tutto quell’ambito, sommando ospedali, ambulatori e strutture private accreditate.

Se scegli un’altra struttura, o un medico preciso, puoi farlo, ma esci dal sistema di garanzia e la data potrebbe essere più lontana. Il CUP registra sia la prima data che ti ha proposto sia la tua scelta.

Se il CUP non trova posto nei tempi: le liste di tutela

Qui c’è la parte più importante. Il Piano dice chiaramente che il diritto ad avere la prestazione nei tempi è esigibile, e che tocca alla tua azienda sanitaria trovare una soluzione: la ricerca di alternative non deve ricadere su di te. L’azienda attiva un percorso di tutela, cioè modi alternativi per offrirti la prestazione: più ore di attività negli ambulatori, prestazioni aggiuntive dei suoi medici, accordi con altre aziende o con strutture private accreditate e, in ultima istanza, l’acquisto della prestazione in libera professione. Tu paghi solo l’eventuale ticket, come per una prestazione normale.

Per organizzare tutto questo esistono le liste di tutela (o preliste). Al primo contatto il CUP deve registrare la tua richiesta, e poi è lui a richiamarti con una data, entro un tempo massimo:

  • 5 giorni per la priorità B;
  • 10 giorni per le visite in priorità D, 15 giorni per gli esami in priorità D;
  • 30 giorni per la priorità P.

Le liste di tutela non si usano per le urgenze (priorità U). Ai fini del calcolo dell’attesa conta la data del tuo primo contatto con il CUP.

Non prenotare da solo in privato aspettando il rimborso. Il Piano esclude il rimborso a posteriori delle prestazioni che il cittadino prenota per conto suo in libera professione o in una struttura privata: l’azienda non può verificare dopo se in quel momento ci fosse davvero posto. Chiedi sempre prima che si attivi il percorso di tutela.

La regola del 1998 sull’intramoenia al costo del ticket

Forse hai sentito dire che, se i tempi non vengono rispettati, si ha diritto alla visita in intramoenia pagando solo il ticket. La regola nasce da una legge del 1998, il decreto legislativo 124, che è ancora in vigore: prevede che, se l’attesa supera il tempo massimo, tu possa chiedere la prestazione in libera professione all’interno della struttura pubblica, pagando soltanto la quota di partecipazione (o niente, se sei esente), mentre la differenza la coprono le aziende sanitarie.

La stessa norma però dice che vale finché la regione non ha adottato una disciplina propria, e oggi le regioni regolano i tempi d’attesa con i loro piani. Inoltre la legge sulle liste d’attesa del 2024 (il decreto-legge 73) prevede che sia l’azienda sanitaria a garantire la prestazione nei tempi, anche ricorrendo all’intramoenia o al privato accreditato. In pratica, quindi, la strada è sempre la stessa: chiedi alla tua azienda sanitaria di attivare il percorso previsto dalla tua regione, e fatti dire per iscritto come funziona.

Disdire una prenotazione: l’obbligo e il ticket

Ogni posto lasciato vuoto senza avvisare è un posto tolto a qualcun altro. Per questo il CUP deve mandarti un promemoria e chiederti di confermare o cancellare la prenotazione almeno due giorni lavorativi prima dell’appuntamento, anche a distanza (telefono, internet, app). Quando disdici, l’azienda deve darti una conferma, per esempio un codice di disdetta o una email: conservala, perché è la tua prova.

Se non ti presenti e non hai disdetto, devi pagare la quota ordinaria di partecipazione al costo, cioè il ticket di quella prestazione, anche se sei esente. Fanno eccezione i casi di forza maggiore e di impossibilità sopravvenuta, come un ricovero, un accesso al pronto soccorso, un lutto in famiglia o un incidente, da documentare. Le modalità, le giustificazioni ammesse e i tempi per contestare li stabilisce ogni regione, e di norma si trovano nella carta dei servizi dell’azienda.

A chi rivolgerti

  • Al CUP, per chiedere di essere inserito nella lista di tutela e farti dire entro quando sarai richiamato.
  • All’Ufficio relazioni con il pubblico (URP) della tua azienda sanitaria, per una segnalazione o un reclamo scritto se i tempi non vengono rispettati o se ti dicono che le agende sono chiuse.
  • Al medico che ha prescritto la prestazione, se ritieni che la classe di priorità non sia adatta alla tua situazione.

Nel reclamo indica il numero della ricetta (il codice NRE), la classe di priorità, la data in cui hai chiamato e la data che ti è stata proposta. Se usi l’app «La mia salute» per tenere insieme ricette e prenotazioni, avrai già tutto sottomano.

Domande frequenti

Il CUP mi ha detto che le liste sono chiuse: è possibile?

No. La chiusura o l’indisponibilità delle agende è vietata, sia nelle strutture pubbliche sia in quelle private accreditate. Chiedi di essere inserito in lista di tutela e, se serve, scrivi all’URP.

La visita di controllo ha gli stessi tempi?

No: i tempi delle classi di priorità riguardano il primo accesso. I controlli seguono i tempi indicati dallo specialista che ti segue.

Quanto costa non presentarsi senza disdire?

Quanto il ticket di quella prestazione nella tua regione, anche se di solito sei esente. Disdire in tempo non costa nulla.

Posso andare in un’altra regione?

Puoi prenotare anche altrove, ma la garanzia dei tempi riguarda l’ambito della tua azienda sanitaria: fuori da quell’ambito ti viene proposta l’offerta disponibile, senza le stesse tutele.

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Informazioni generali, non un consulto. Questa guida spiega come funzionano le cose in Italia e non sostituisce il parere del tuo medico, del farmacista o del commercialista. Le regole cambiano: per il tuo caso fai fede alle fonti ufficiali che trovi in fondo. Per un’emergenza chiama il 112.

Fonti ufficiali